sabato, Giugno 15, 2024
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BERRA – SI E’ SVOLTO CON GRANDE SUCCESSO L’INCONTRO CON IL PROF. PAOLO ZAMBONI MEDICO INSIGNE E APPASSIONATO D’ARTE – HA PRESENTATO IL SUO LIBRO “NASCOSTE NELLA TELA” – PUBBLICO NUMEROSO INTERESSATO E SODDISFATTO

Berra – Si è svolto domenica 24 settembre, organizzato dall’Associazione Cultura e Spettacolo Berrese, un incontro davvero interessante: è stato ospite nelle sale parrocchiali di Berra il professor Paolo Zamboni, medico di fama indiscussa, che ha ricevuto importanti onorificenze per “l’attività di ricerca nel campo delle malattie vascolari”, nonché stimato docente presso l’Università degli Studi di Ferrara.

L’Associazione lo ha ospitato in qualità di medico-scrittore. Il professore, grande amante dell’Arte, ha incantato la platea e ha raccontato della sua impossibilità di scindere il medico che è in lui dal suo amore per l’Arte.

Andando in giro per mostre ha unito il “piacere con il dovere” quando ha cominciato a notare segnali clinici in alcune delle più note opere d’arte. E da allora è stata fatta: da anni, infatti, compie ricerche di icono-diagnostica su tele famose come il Bacchino di Caravaggio o la Gioconda di Leonardo.

Di fronte ad una tela, mentre noi ci fermiamo all’ammirazione, perché, come dice il professore “gli occhi vedono solo quello che sanno”, egli va oltre, coglie i dettagli e comprende, magari, che non è una macchia di colore che ha subito variazioni nei secoli, lui può supporre, nel caso del colore verdognolo grigiastro, che il “paziente/modello” soffra, nel caso del Bacchino di Caravaggio, del morbo di Addison.

Davanti alla Gioconda, mentre noi guardiamo gli occhi per vedere “se ci seguono” lui ha, invece, osservato le mani e notato la protuberanza alla base di pollice e indice. L’ha studiata e ha supposto che si tratti di una cisti tendinea, avvalorata dal fatto che tali cisti si formano per movimenti ripetuti e continui, e monna Lisa, nobildonna fiorentina, sicuramente annoverava il lavoro al tombolo tra i suoi passatempi.

Certo, non ci sono certezze, perché “il paziente non collabora” e quindi non ci possono essere esami clinici specifici che confermino le teorie, ma le probabilità che sia così sono alte.

Tutte queste informazioni, e tante altre, hanno tenuto incollata una platea davvero meravigliata da questo piacevole e sorprendente racconto.

Siamo orgogliosi che il professor Zamboni abbia accettato il nostro invito e l’ho sottolineato quando l’ho salutato al termine dell’incontro, ma lui mi ha detto “Cristiana io sono uno scienziato, lo scienziato ha come missione quella di divulgare, quindi io, dove mi chiamano, cerco di andare per fare conoscere”.

(CS)

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