BERRA, RISAIE IN FIAMME E FUMO IN TUTTO IL TERRITORIO – UN COMPORTAMENTO SBAGLIATO E DANNOSO PER TUTTI

Berra – “Un odore di fumo oltre il sopportabile, fastidioso, che invade il paese da alcuni giorni, proveniente dalle terre vicine”.

Sono diversi gli abitanti di Berra che lamentano questa situazione, chi più chi meno, a seconda di come tira il vento. Il fumo che si vede è soprattutto di sente è il frutto della bruciatura che proviene dalle risaie: Jolanda di Savoia ne è piena.

Qualcuno lamenta anche la presenza di fumo lungo la strada, pericoloso per la circolazione. Ma il tutto finisce sempre lì: “perché non ci sono controlli? Eppure l’odore si sente benissimo”. E poi il disagio. “Oltre che a fare puzza, in queste giornate, dove ancora ci sono spiragli di sole con temperature miti, non si possono né stendere i panni ad asciugare perché si impuzzano e nemmeno tenere le finestre aperte perché la puzza estra in casa”.

Ma c’è chi questa” situazione” la giustifica. Infatti dar fuoco nelle risaie dopo la raccolta è una pratica in uso da sempre, anche se pare che al nord da qualche anno è sparita: nel vercellese, patria del riso, sta andando in disuso.

Allora si sussurra alla sopportazione, per il bene del riso, che tanto piace a molti e che nelle nostre zone ha assunto una importanza assoluta come prodotto da tavola.

“Bruciare si, ma nel rispetto delle regole e soprattutto degli altri” è il verdetto finale. E nella discussione social non poteva mancare la parte polemica: i soliti “bruciamenti” del vicinato irriverente. Saranno sicuramente più fastidiosi, più inquinanti, più nocivi, più……  Ma per via del loro ridotto volume non possono essere “annusati” a chilometri di distanza, come invece le sterpaglie delle risaie. Disturbano “solo” il vicinato. Ma questa è un’altra storia, che fa parte di altre cronache quotidiane.

(ci.ci.)

LA PAROLA ALL’ESPERTO

Ecco perché la paglia non va BRUCIATA ma INTERRATA (da M. Borgia ( a cura di ) Le risaie del Vercellese….)

Al di là dello specifico fabbisogno della pianta, il risicoltore deve tenere conto dei cambiamenti che avvengono nel terreno con la presenza dell’acqua. Il terreno sommerso perde ossigeno. In condizioni di anaerobiosi, favorita dal consumo di ossigeno da parte dei batteri che riducono la sostanza organica, l’acqua viene degradata molto lentamente.

In questo caso è bene favorire l’attività dei batteri mescolando al terreno, in autunno, durante l’aratura, la paglia del raccolto precedente per poi utilizzare concimi che rilasciano lentamente l’azoto (l’ideale sarebbe il buon vecchio letame); la paglia di riso andrebbe dunque interrata e non bruciata, se non per eliminare i semi delle malerbe, oppure nei terreni particolarmente compatti.

L’abbruciamento delle stoppie del riso è un momento caratteristico che conclude, a fine ottobre, l’annata risicola. La risaia appare striata di nero e giallo. Le stoppie vengono infatti bruciate seguendo le strisce di paglia lasciate durante la mietitura.

L’ABBRUCIAMENTO della paglia è sconsigliato dalle moderne teorie agronomiche; questa dovrebbe essere interrata dopo la mietitura, per permettere un minore utilizzo di concimi nell’annata successiva.

Da pochi anni si sta riscoprendo l’antica ecnica dell’avvicendamento per ridare naturalmente le sostanze nutritive al terreno e ridurre l’uso di fertilizzanti chimici. La coltura più utilizzata è la soia, che permette di arricchire il suolo di azoto, come accade per tutte le leguminose.

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