BERRA – IL 3 DICEMBRE RICORRE IL 76° ANNIVERSARIO DELL’UCCISIONE DI QUATTRO PARTIGIANI FUCILATI (SENZA PROCESSO) DA PARTE DI UN PLOTONE FASCISTA – NEI PRESSI DELL’ATTUALE CIMITERO

Berra Settantasei anni or sono, il 3 dicembre 1944, quattro partigiani vennero fucilati nei pressi del muretto di cinta del cimitero di Berra da un plotone fascista, perchè, così recitano le carte d’archivio, trovati con le armi in pugno durante una retata compiuta partendo dal territorio di quel comune, in gran parte del basso ferrarese, in reazione all’attentato compiuto alla caserma della G.N.R. del paese che aveva causato la morte di 4 militi ed il ferimento grave di altri due.

Furono una cinquantina i berresi fermati dai fascisti il giorno successivo all’azione partigiana e smistati tra i carceri di Copparo e Codigoro. Gli arresti proseguirono anche nei giorni successivi: alla fine i berrersi fermati furono almeno 77 ma alcuni documenti parlano di oltre 100 persone.

Chi riuscì a scampare ai fascisti fu il parroco Don Filippo Ricci che aiutava fattivamente i partigiani e che si era rifiutato di suonare le campane durante il funerale dei militi uccisi nell’attentato. Gli autori, invece, non vennero mai fermati: ‘Leo‘ (Leonida Zannoni), il comandante militare della Brigata, dopo quel giorno sparì, mentre Labindo Bisi, che aveva fondato il fascio nel 1921, che lo riaprì alla nascita della RSI e che era poi entrato nelle file della Resistenza, sarebbe poi divenuto il primo sindaco di Berra, per venire ucciso in circostanze misteriose a Berra dopo la Liberazione.

Jaures Finotti (24 anni), Noradino Galli (22), Emilio Frenide Mingozzi (20), tutti berresi, e Severino Tagliatti di Formignana (35) arrestati, come ricordato, perchè trovati armi in pugno, furono caricati con il parroco Don Iorio Bui, che aveva sostituito Don Ricci, fuggito in Romagna, su un camion e portati al cimitero.

Legati a due a due, scesero dal camion: appena slegati per accompagnarli alle sedie dove sarebbero stati fucilati alla schiena, Finotti e Tagliati tentarono la fuga. I fascisti uccisero immediatamente gli altri due e subito dopo inseguirono i fuggiaschi sparando alla cieca nel buio, riuscendo a colpirli, ma rischiando di uccidere anche il parroco che urlò, ma ebbe tonaca e cappello perforati dalle pallottole.

(l.c.)

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