Ottobre Culturale Serravallese – VENERDI’ 16 OTTOBRE 2020 PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI RODOLFO DANIELI “SECONDO MELCHISEDEC” – LA PROFONDA CRISI VOCAZIONALE DI UN SACERDOTE E L’ABBANDONO DELL’ABITO TALARE

Venerdì scorso (15 ottobre) terzo venerdì dell’Ottobre Culturale serravallese che ha visto la presentazione del libro di Rodolfo Danieli “Secondo Melchisedec”.

L’incontro è avvenuto nella Sala Grande della Parrocchia, rispettando le norme Covid, alla presenza di una trentina di intervenuti, tra cui diverse figure istituzionali.

La serata è stata aperta dai saluti di Leonardo Peverati , dell’Associazione Palio di Serravalle, il quale ha poi interagito, assieme a Cristiana Serafini, fedele amica di questo evento, con l’autore.

In questo lavoro Rodolfo Danieli racconta la propria vita dall’infanzia spensierata, all’entrata in seminario, alla sua esperienza come cappellano nella parrocchia di Berra, al suo operato come parroco, fino alla profonda crisi

Pregavo insistentemente tutte le notti fin quasi alle prime ore del mattino, che Dio mi facesse morire. Signore, non lasciarmi in questo stato, fammi morire. Ma il silenzio di Dio era assoluto” (dal testo, pag.111).

che lo ha portato ad abbandonare l’abito talare.

L’autore ha raccontato le motivazioni, i perché del suo percorso di “spogliazione”; ha serenamente esposto le critiche nei confronti di alcune figure della Chiesa che non hanno saputo cogliere il suo malessere, ma che, soprattutto, non hanno saputo ascoltarlo né, tantomeno, confortarlo. In un momento di grande bisogno non ha trovato chi raccogliesse il suo sfogo e ciò lo ha fatto sentire abbandonato ed ha minato la sua scelta di vita.

Questo suo “alleggerirsi” non è stato fatto in modo arrabbiato o vendicativo o rancoroso, la sua è stata una narrazione tranquilla, un racconto da cui è emerso che è un uomo ancora in cerca di risposte ai perché di determinati comportamenti, ma è, comunque, un uomo sereno, consapevole dei propri sbagli, che ha compreso che quel Dio in cui tanto confidava non lo ha mai abbandonato e gli ha dato tanto.

Se come giovane prete è rimasto deluso da figure di superiori in cui aveva riposto una fiducia illimitata, da figure che egli credeva di riferimento, la maturità gli ha fatto capire che la vita offre tante occasioni perché “Dio non abbandona mai i suoi figli”.

Se come giovane prete pieno di buoni propositi e con tanta buona volontà ha trovato ostacoli prima di potersi esprimere, ha poi, negli anni trascorsi presso la parrocchia di Sant’Apollinare, saputo costruire; ha gettato salde basi per creare una” famiglia” di parrocchiani che a tutt’oggi lo cercano, lo contattano e gli vogliono bene. E questo, come egli stesso ci ha detto, gli scalda il cuore.

Del resto la vita è così, gioie e dolori, dolori e gioie. Ciò che è importante è non inaridirsi dando spazio al risentimento e all’odio che ci prosciugano dentro; e se, poi, la maturità, l’esperienza, la saggezza dei tanti anni vissuti, ci portano pure a comprendere il valore del perdono e ad assolvere chi ci ha fatto del male,

Quel pomeriggio stetti a parlare con lui per alcune ore alla fine delle quali perdonai coloro che eventualmente mi avessero fatto del male” (dal testo pag.161)

beh, allora possiamo dormire sonni davvero sereni.

Cristiana Serafini

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