SERRAVALLE, LA SOCIETA’ ACQUEVENETE LANCIA UN ALLARME INQUINAMENTO DA CC604 NEL FIUME PO – NESSUNA NOTIZIA DA PARTE DI EMILIA ROMAGNA

Serravalle. Sono preoccupanti, allarmanti, le notizie che arrivavano in questi giorni da Corbola, piccola località sull’isola di Ariano Polesine nel rodigino, riguardo l‘inquinamento del Po.

Sono nemmeno 10 i chilometri che dividono Corbola da Serravalle, costeggiando il Po grande. L’inquinante è stato scoperto dopo il rilevamenti effettuati a valle della centrale di Corbola (Ro): si tratta del composto cC6O4, “inquinante emergente”, una sostanza di nuova generazione, analoga alle perfluoroalchiliche (PFAS), di cui ancora non si conoscono gli effetti sulla salute umana.

È già da quasi 2 anni che si parla della presenza di sostanze “emergenti” inquinanti presenti nelle acque del Po e, a quanto pare questa volta, con due distinti prelievi di acqua a distanza di mesi, arriva la conferma da parte di Arpav, che già lo scorso 28 marzo aveva segnalato. Anche Acquevenete ha eseguito ulteriori controlli, riscontrando la presenza di questo composto nell’acqua grezza del fiume Po, in corrispondenza delle opere di presa.

Sono quindi subito scattate le azioni, in base al principio di precauzione, per abbattere la potenziale diffusione di questo inquinante. In particolare, Acquevenete ha attivato, oltre al monitoraggio “pilota” del cC6O4, la tempestiva e precauzionale sostituzione di tutti i filtri a carbone attivo, già presenti presso le proprie sei centrali che insistono sull’asta del Po.

Interessato del fatto anche il governatore Zaia ha detto che nei prossimi giorni interesserà tutte le regioni attraversate dal grande fiume: Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Sempre secondo Zaia il prodotto inquinate potrebbe essere partito da zone più a monte e quindi occorre un coinvolgimento di tutti per affrontare il problema. Da una esperienza di laboratorio Acquevenete ha scoperto che un filtraggio lento dell’acqua attraverso filtri di carbone attivo trattengono il cC6O4.

“Di concerto con Acquevenete abbiamo individuato la soluzione migliore, che però non potrà essere quella definitiva – spiega il presidente di Ato Polesine, Leonardo RaitoDalle prime indagini sappiamo che i carboni si esauriscono in tempi abbastanza rapidi, per cui l’operazione dovrà essere ripetuta sistematicamente, il che comporterebbe un costo stimabile in 600.000 euro l’anno”.

Mentre dalla centrale di potabilizzazione di Serravalle non trapela nulla ma è certo che la situazione non va sottovalutata.

(d.m.b.)

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