BERRA – PACE FATTA A META’ TRA ASTOLFI E LUCCHIN – IL VICE SINDACO AVEVA CRITICATO MARIANNA LUCCHIN PER L’ASSENZA NELL’ULTIMO CONSIGLIO – IN REALTA’ LA LUCCHIN AVEVA AVVISATO PER TEMPO CHE NON CI SAREBBE STATA…

ALBERTO ASTOLFI E MARIANNA LUCCHIN

Berra –  Pace fatta a metà tra il vicesindaco Alberto Astolfi e la consigliera di minoranza Marianna Lucchin (Centrodestra unito per Riva del Po), sancita nell’ultima seduta consigliare. Il tutto era partito con una affermazione del vicesindaco Astolfi il quale riteneva “Sia un modo istituzionalmente sbagliato quello di non partecipare ai consigli comunali”, quasi una assenza di protesta (ricordiamo che in quella seduta era assente tutta la minoranza consiliare) che Astolfi aveva appostrofatto come una “negligenza”, senza fare nomi ma generalizzando.

Sentitasi chiamata in causa immediata era stata la replica della consigliera Lucchin che accusava il vicesindaco di “ingiurie” e che avrebbe preteso pubbliche scuse, come tali erano state le accuse, perché la sua assenza era stata ampiamente e tempestivamente comunicata al Presidente del consiglio.

E così nell’ultima seduta consigliare sono arrivate le scuse, ma solo a metà. “Le mie parole sono state fraintese – ha detto il vicesindaco – Non era mia intenzione offendere ma se la consigliera si è sentita offesa chiedo scusa. Il mio era un giudizio politico sull’operato delle minoranze – ha aggiunto Astolfi – che spesso usano i social come divulgazione politica e non il consiglio comunale, che poi disertano”.

Ma per Astolfi la critica politica rimane, eccome, senza se e senza ma. “Su quella non posso chiedere scuse – ha ribadito Astolfi – quelle rimangono e le ribadisco”.

Ma per Marianna Lucchin il consiglio comunale rimane il luogo dove le minoranze non hanno possibilità di dialogo o discussione ma semplicemente “dove veniamo ad ascoltare ed apprendere le decisioni che avete già preso”.

È stato anche il momento per ribadire che l’abolizione delle riunioni dei capigruppo (facoltative), propedeutiche ai consigli comunali, è stato un errore perché era l’unico momento di confronto tra maggioranza e minoranze.

(d.m.b.)

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