RIVA DEL PO – IL COVID E’ UNA BRUTTA BESTIA… FA PAURA – PUOI CREDERCI O NON CREDERCI MA SE TI ARRIVA E’ UNA BELLA MAZZATA – LA TESTIMONIANZA DI EGLE CENACCHI CHE HA VISSUTO SUO MALGRADO LA TREMENDA ESPERIENZA

EGLE CENACCHI

Riva del Po – È con questo fanno 20, tanti sono i pazienti contagiati da Coronavirus fin dall’inizio della pandemia nel nostro comune. Alcuni di questi asintomatici, altri con sintomi lievi, altri con ricoveri ospedalieri, più o meno “invasivi”.

Virus SI, Virus NO. Ne sentiamo di tutti i colori. Ma la cosa certa è che c’è gente che muore. E non stiamo a sindacare se i dati forniti sono veritieri o meno, a poco conta. Cosa conta se ne muoiono 100 su 100 contagiati o 1 di 100 contagiati se poi quell’uno e tuo padre, tuo fratello, tuo nonno. Discorso egoistico ma sappiamo che a volte l’egoismo ti salva la vita. Provate a chiederlo a chi ha perso dei cari. La cosa inconfutabile è che il Virus viaggia sull’uomo e attraverso l’uomo, ed ogni contatto può essere fatale, se accompagnato dal virus.

Quindi meno contatti ci sono meno possibilità che il Virus faccia danni. D’altronde è sempre stato così, anche con altre malattie. Ma questa è particolare, come ci spiega la “nostra” compaesana.

“Mi chiamo Egle Cenacchi, abito a Serravalle e sono una persona fortunata perché, grazie alle cure a cui sono stata sottoposta all’ospedale di Cona, ho sconfitto questo mostro che si chiama Coronavirus.
Sono stata fortunata, appunto, perché risiedo in Emilia Romagna, dove abbiamo un Servizio Sanitario di altissimo livello, con medici, infermieri e tutto il personale sanitario estremamente preparato e capace, con strutture che consentono di essere tempestivi ed efficaci. Perché, vi posso assicurare, quando il virus ti aggredisce in un attimo si passa dal sentirsi male all’essere veramente in punto di morte!

Dopo qualche giorno che non stavo bene, lunedì 16 marzo ho telefonato al mio medico di base; lui ha capito immediatamente che la mia situazione era a rischio, che probabilmente ero stata contagiata dal Coronavirus e mi ha indicato il percorso stabilito dal protocollo sanitario.
Quindi ho chiamato il 118 e sono partita in direzione dell’ospedale di Cona, lasciando però la mia famiglia con il sorriso, perché non mi sentivo poi così male.

Sono stata immediatamente ricoverata e il giorno successivo (era il mio compleanno!) le mie condizioni si sono aggravate al punto che i medici hanno deciso di intubarmi. Sono state proprio questa tempestività e la loro bravura che mi hanno salvato la vita!

Lì ho, poi, conosciuto la grande umanità di tutto il personale sanitario, a partire dalla dottoressa che, letteralmente, piangeva dalla gioia mentre comunicava a mia figlia la loro decisione di estubarmi, dopo una settimana di terapia intensiva, fino a tutti quelli che ho incontrato quando sono stata trasferita nel reparto di pneumologia, malattie infettive.

Al di là del dolore e della preoccupazione, quello che ti manca, come paziente, sono l’affetto e la vicinanza dei tuoi cari, anche se grazie alla tecnologia ci si può sentire e “vedere”. Ma lì dentro ho trovato il calore umano, da parte di tutto il personale sanitario: tutti sono stati incoraggianti, sempre presenti, mi hanno fatto sentire come una persona di famiglia, sono stati veramente i miei Angeli, che non smetterò mai di ringraziare!

Sono poi stata trasferita all’Hotel Astra, con altri pazienti Covid-19 che non necessitano più di essere ospedalizzati, ma che devono rimanere in isolamento. Questo mi ha aiutato dal punto di vista psicologico, perché uscire da un ambiente ospedaliero ed entrare in una situazione “normale”, come una stanza d’albergo, è il segno concreto che la guarigione si avvicina, e presto potrai tornare ad abbracciare i tuoi cari.

Credo che anche questo sia il segno della grande qualità del nostro Sistema sanitario: essere riuscito in poco tempo ad attrezzarsi per affrontare una situazione assolutamente imprevedibile e gravissima, adeguando spazi e strutture, sempre con la massima attenzione al paziente.

Quindi io vorrei concludere ringraziando ancora il personale dell’ospedale di Cona: medici, infermieri, OSS e tutte le persone che mi hanno aiutato in questo percorso, e lasciare la testimonianza che questo mostro fa sì paura, e per questo non va sottovalutato o sminuito, ma si può combattere se si rispettano le regole e, nel caso di contagio, si interviene tempestivamente.
Un abbraccio a tutti
Egle.”

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