BERRA – ATTIVO OGGI, SABATO 7 DICEMBRE, UN TAVOLO DELLA LEGA PER RACCOGLIERE FIRME CONTRO LA RATIFICA DEL "MES", CONSIDERATO DEVASTANTE PER I NOSTRI RISPARMI

Berra – Questa mattina, sabato 7 dicembre, banchetto della Lega in piazza a Berra per la raccolta firme per fermare il Mes.

Presenti i due consiglieri Comunali di Riva del Po Luca Rosa e Marianna Lucchin, il candidato consigliere (non eletto) e coordinatore di zona Felisatti ed altri attivisti. In occasione di questa giornata il banchetto ha raccolto nuove adesioni ed ha ascoltato le persone: problemi e disagi di ogni genere  appuntandoseli in agenda per trovare una possibile soluzione.

“Siamo sempre in mezzo alla nostra gente” ha detto il consigliere comunale Luca Rosa. Non poteva mancare sul tavolo un piccolo alberello di Natale.

(l.c.)

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Un pensiero su “BERRA – ATTIVO OGGI, SABATO 7 DICEMBRE, UN TAVOLO DELLA LEGA PER RACCOGLIERE FIRME CONTRO LA RATIFICA DEL "MES", CONSIDERATO DEVASTANTE PER I NOSTRI RISPARMI

  • L’esempio più citato è quello dei risparmi dei pensionati, come dice Salvini nel video pubblicato il 29 novembre: «Il pensionato di Reggio Calabria o Cuneo potrebbe rischiare sul suo risparmio pubblico perché la Deutsche Bank ha dei problemi».

    Il meccanismo è un po’ più complesso. Prima di tutto, per «risparmio» qui non si intende tutto quello che è stato messo in banca dai lavoratori italiani, ma soltanto quello che è stato investito in titoli di Stato. Questi sono gli unici che potrebbero essere in qualche modo toccati dal Mes, che non prevede certo prelievi forzosi dai conti correnti.

    Il peso dell’Italia e la possibilità di bloccare tutto
    Il Mes è un fondo di cui fanno parte 17 dei 19 stati dell’Eurozona, quelli che utilizzano l’euro come moneta corrente. Mancano all’appello Lituania e Lettonia. Ogni Stato contribuisce al fondo in base a due parametri: popolazione e prodotto interno lordo. L’Italia partecipa al Mes con una quota del 17,9%, la terza più alta dopo Germania e Francia, rispettivamente 27,1 % e 20,3%.

    Tradotto in miliardi di euro, il nostro Paese garantisce per 125 miliardi di euro i crediti che il Mes può erogare. Numeri che mettono l’Italia in una posizione privilegiata. Per decidere se e come investire i fondi del Mes bisogna infatti avere un parere favorevole dalla maggioranza qualificata dell’85% del capitale. Visto che l’Italia contribuisce per il 17,1% a questo capitale, potrebbe bloccare da sola qualsiasi decisione.

    Tutte queste informazioni si trovano nel Trattato di Fondazione del Mes, al link trovate la versione integrale in italiano.

    Per capire meglio chi prende le decisioni, basta guardare da chi viene gestito. A capo del Mes c’è il Consiglio dei governatori, un organo formato dai ministri della finanza di tutti gli Stati che ne fanno parte, un consiglio di amministrazione, nominato dal Consiglio dei governatori, e un direttore generale. Il commissario Ue agli Affari economico-monetari e il presidente della Bce partecipano ma non votano: hanno il ruolo di osservatori.

    Da dove spuntano le banche tedesche
    In tutto questo quale ruolo hanno le banche tedesche? Per capirlo bisogna fare un altro passaggio. Il fondo si chiama Salva-Stati appunto perché serve per garantire un paracadute agli stati in difficoltà dell’Eurozona. Un aiuto che è stato necessario con la crisi greca e che serve a scongiurare il fallimento di un Paese che potrebbe avere conseguenze su tutta la zona euro.

    Per questo motivo ci sono due linee di accesso al Mes: il PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line) e l’ECCL (Enhanced Conditions Credit Line). Il PCCL serve per gli Stati che hanno un’economia solida che però rischia di essere messa in condizioni critiche dall’economia di altri Stati. L’ECCL invece è per quegli Stati che effettivamente versano in situazioni critiche.

    A queste linee di credito, la riforma del Mes di cui si sta parlando nelle ultime settimane ne aggiunge un’altra. In base al nuovo trattato, che dovrebbe essere firmato il 4 dicembre dai ministri delle finanze dell’Eurozona, dal 2024 il Mes potrà prestare anche a un Fondo di risoluzione unico, un fondo, sempre legato all’Unione Europea, nato per finanziare gli istituti bancari che falliscono.

    Il Fondo di risoluzione unico può garantire al momento un massimo di 60 miliardi. Il Mes non solo garantirebbe più liquidità ma eviterebbe anche di dover finanziare la banca in fallimento passando dallo Stato, aumentando così il debito pubblico. Ma anche con questo i titoli di Stato dei pensionati italiani hanno poco a che vedere.

    E quindi, cosa c’entrano i risparmi della signoria Maria?
    In tutti questi meccanismi, in questi passaggi di crediti e garanzie internazionali, che ruolo hanno i risparmi che la signora Maria ha scelto di investire in titoli di Stato? Al momento se uno Stato chiede un salvataggio, l’unico organo incaricato a decidere è la Commissione europea. Con la riforma del Mes invece, anche questo fondo avrebbe un ruolo, e un ruolo importante.

    Il Mes infatti deciderà cosa fare insieme alla Commissione europea. Se il fondo deciderà che il Paese non è in grado di rimborsare il prestito, questo non verrà concesso. In questo caso quindi il Paese che ha fatto richiesta del credito dovrà procedere con una ristrutturazione del debito per rientrare nei parametri imposti dal Mes. In pratica, dovrà imporre delle perdite ai creditori, fra cui chi ha investito in titoli di Stato.

    Non bisogna dimenticare però che l’Italia, con il suo 17,1% di partecipazione, ha il diritto di veto su qualsiasi decisione presa dal Mes.

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