FERRARA – INQUINAMENTO DA PFAS: ANCHE L’EMILIA ROMAGNA COMINCIA A OCCUPARSENE – I LABORATORI DI UNIFE TESTANO DA TEMPO NUOVE TECNOLOGIE PER RIMUOVERE L’INQUINAMENTO

Paola Verlicchi e Luisa Pasti

Ferrara – Dopo anni che il Veneto combatte contro l’inquinamento da Pfas nelle acque anche del Po, anche dalla parte della sponda ferrarese qualcuno parla di questo inquinante di nuova generazione.

Si tratta dei laboratori di Unife, dove si testano nuove tecnologie e materiali per rimuovere farmaci, pfas e micro-plastiche (trovate anche nei piccoli pesci).

Paola Verlicchi e Luisa Pasti (vedi foto), responsabile scientifico del Laboratorio Terra e Acqua Tech del Tecnopolo di Ferrara, lavorano da tempo, assieme ad altri colleghi e ricercatori, sui contaminanti delle acque, in particolare sui cosiddetti emergenti.

Tra questi si sono imposti all’attenzione i composti perflorurati (Pfas, Pfoa e Pfos), sostanze con spiccate proprietà antiaderenti e ignifughe diventate tristemente note al pubblico dopo essere state rinvenute nel sangue di molti cittadini residenti nel Vicentino e nelle falde e corsi d’acqua del territorio dove operava la Miteni, fabbrica specializzata nella produzione di quei composti.

La loro presenza è stata rilevata da vari studi nell’acqua del Po. Gli inquinanti emergenti sono sostanze che hanno il potenziale sufficiente per diffondersi e accumularsi nell’ambiente con possibili effetti avversi (non ancora chiariti) sulla salute umana, ma sono in gran parte non regolamentate o meglio solo il Veneto ha regole specifiche, con valori di limitazione che vorrebbero fossero adottate e uniformate a livello nazionale.

Per questo sono state diverse le trasferte da parte dei politici e tecnici Veneti al Ministero della Salute a Roma, ma senza produrre il voluto riconoscimento.

“Sulle microplastiche e sugli inquinanti emergenti abbiamo ancora molto da scoprire – osservano Pasti e Verlicchi – Per le microplastiche, la tecnologia attuale consente di trattenere particelle anche di dimensioni molto piccole ma non nanometriche.

È importante che questo tipo di studi possa beneficiare del supporto non solo dei grandi finanziatori internazionali (come l’Unione Europea) e delle multiutility, ma anche dei comuni cittadini”.

(l.c.)

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