venerdì, Marzo 1, 2024
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BERRA – “DONNE E SCUOLA, ESPERIENZE A CONFRONTO” – INCONTRO SABATO 4 MARZO PRESSO LE SALE PARROCCHIALI – ORGANIZZATO DALL’A.C.S. BERRESE NELL’AMBITO DELLE CELEBRAZIONI DELL’8 MARZO

Ha rotto il ghiaccio Giuliana Giarratano, insegnante coordinatrice servizio di conciliazione famigliare presso Il Giglio San Giuseppe di Jolanda di Savoia, la quale ha parlato del suo sentirsi una privilegiata perché coi bimbi è un continuo rinnovarsi, è un continuo guardare al mondo con stupore, è una perenne esplosione di vita, contagiosa per chi sta attorno a loro. Stare coi bambini è tenere sempre sveglio quel “fanciullino” di pascoliana memoria che ognuno di noi conserva nel profondo e lei ogni giorno a scuola è un po’ mamma e a casa è un po’ maestra: nei primi livelli di istruzione la commistione è, quasi, obbligatoria, questi due compiti sono inscindibili. La parola è passata poi a Lucia Mantovani insegnante di scuola Primaria presso la scuola di Pontelangorino IC di Codigoro, la quale ha confessato come la scelta di frequentare l’istituto Magistrale, al termine della Scuola Media, sia stato un po’ casuale; è stata una decisione presa senza la vocazione di insegnare, non aveva le idee tanto chiare su cosa fare da grande, ma poi ha presto compreso che era la sua missione, una missione che non è mai routine per il quotidiano reinventarsi, purtroppo o per fortuna, per le tante situazioni che la scuola presenta.

Era invece un sogno quello di Sandra Pattaro ex docente di Lettere presso la Scuola Ugo Foscolo di Berra. Toccante il suo racconto di lei bambina che confessa alla sua maestra che da grande avrebbe fatto “l’insegnante, ma dei grandi”, anche se, ci confessa, la scelta non aveva nulla di eroico, ma era dettata solo dal fatto che “la maestra era bella” ed esercitava su di lei un certo fascino”. I suoi sono stati lunghi anni spesi a cercare di essere una brava insegnante, a cercare di capire i suoi ragazzi e di crescere con loro vedendo le loro potenzialità, rafforzando le loro debolezze, spronando i più fragili a credere in lei, nella scuola e in loro stessi. Non sempre si riesce a motivare i ragazzi, non sempre i ragazzi portano un buon ricordo dell’insegnante, ma qualcosa si semina sempre e i frutti, che non sono a breve scadenza, ma arrivano nel tempo, si vedranno col trascorrere degli anni. L’insegnante, dice infatti Paola Malagutti, docente di Economia Aziendale presso l’Istituto Orio Vergani di Ferrara, non è un lavoro quantificabile a stretto giro di posta. La società ci ha abituato a dare valore ad una persona a seconda di quanto è produttiva, ma “la produzione” dell’insegnante è difficilmente calcolabile. I docenti gettano semi che vanno raccolti, getta semi che devono poi essere innaffiati, ma non è l’insegnate che può fare tutto; il compito di un docente è svegliare nei giovani le loro potenzialità, far capire loro che ci sono strade che possono percorrere con successo, compito dell’insegnante è “denudare” i talenti di ognuno e spronare i ragazzi ad approfittarne. E qui si inserisce bene l’intervento dell’assessora del Comune di Riva del Po Anna Cinzia Trapella la quale ha ringraziato le insegnanti “per il loro competente e continuo forgiare le menti del futuro dell’Italia”, per il loro “labor limae” su ogni ragazzo che hanno di fronte affinché ogni ragazzo “conosca sè stesso” per scomodare Seneca, e possa arrivare al meglio di sé. Questo è il compito della Scuola.

Infine arriviamo all’università e la parola è passata a Cecilia Vicentini professore associato eCampus e Professore a contratto di Storia dell’Arte Moderna presso Università di Ferrara, la quale in un simpaticissimo intervento ci ha detto che “all’università è tutta un’altra faccenda”, all’università il modo di insegnare è di approcciarsi ai ragazzi è altro; all’università lo studente “non ha attenuanti”, niente analisi del background familiare, niente scusanti perché è reduce da due settimane di influenza o aveva mal di testa e non ha capito la spiegazione; lo studente si presenta “in solitudine” con le sue capacità, con la sua volontà, col suo patrimonio di conoscenze. Tutto il lavoro che l’insegnante fa ai livelli educativi precedenti, all’Università non c’è più, ma c’è ciò che l’insegnante dei livelli educativi precedenti ha costruito. Il professore universitario trasmette nozioni, che, detto così, pare riduttivo, ma non lo è, perché lo fa attraverso la passione sviscerata che ha per la materia che insegna. La professione di professore universitario, sottolinea la relatrice, è l’unica in cui si è pagati per studiare, il minimo che un professore universitario possa fare è cercare di mescolare, impastare, amalgamare le nozioni e le conoscenze che riversa sui ragazzi con la passione che lui ha.

L’incontro si è concluso con le molteplici domande di un pubblico, poco numeroso, ma interessato e soddisfatto delle ore spes a “parlar di Scuola”

(Cri.Se)

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