DIAMO IL NOME ALLA BIBLIOTECA DI BERRA – SPUNTI PER RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI – di Diego Cavallina

Sto seguendo con molta attenzione l’iniziativa lanciata da alcuni frequentatori della Biblioteca di Berra, sapientemente organizzati nel locale gruppo di lettura, per individuare un personaggio cui intitolare la biblioteca stessa.

Mi sembra una iniziativa di particolare interesse, anche perché rimarca il ruolo di questa istituzione nel panorama sempre più povero di attività culturali di quello che era il territorio dell’ex Comune di Berra, per la verità non è l’unica realtà, penso con soddisfazione a quello che si muove a Serravalle attorno alla redazione di Serravalle web o alla proloco, che mantengono vivo un sistema di relazioni e di confronto sui temi di interesse locale e non solo.

D’altronde essendo venuta meno la spinta propulsiva che in questi settori è sempre stata prerogativa dell’Ente Locale, è ovvio che bisogna contare solo sulla iniziativa dei cittadini in forma singola o associata, non vi è dubbio che influisce anche la situazione di particolare disagio determinata dallo pandemia, ma forse nessuno pensava che fossimo al punto in cui dobbiamo sentire che la massima responsabile amministrativa del nuovo Comune, la neo nominata Segretaria Comunale, deve rinunciare alle mansioni, già accettate, anche di Segretaria della Unione Terre e Fiumi perché la situazione organizzativa che ha trovato nel nuovo Comune è talmente precaria da richiedere uno sforzo totalizzante nel suo impegno di lavoro. (Cfr. La Nuova Ferrara del 5/2 pag. 26 ) Per la verità c’era da aspettarselo dal momento che la Giunta in 18/20 mesi di vita ha già perso due dei suoi rappresentanti più significativi, si sono dimessi infatti due degli assessori più popolari, due colonne, guarda caso, che rappresentavano la cittadinanza di Berra che è sempre stato il centro “politicamente” più significativo. Tutto questo tra il massimo disappunto della popolazione berrese, totalmente abbandonata a se stessa, dal momento che non ha visto nessuna reazione, nessun dibattito, nessuna analisi politica da parte degli esponenti della amministrazione.

E’ giusto quindi che i cittadini si riapproprino della iniziativa, almeno nel settore della cultura, in attesa di potersi riappropriare anche della rappresentanza politica, ed è giusto quindi che anche un atto semplice e forse banale, come quello di proporre un personaggio cui intitolare la Biblioteca, venga preso in mano dagli utenti stessi del servizio, dai cittadini che conoscono la struttura, che la vivono quotidianamente, che attorno ad essa hanno trovato elementi di socialità e di civiltà che diversamente andrebbero perduti, dal gruppo di lettura che da alcuni anni vivacizza quel poco di vita culturale che è possibile in centri come il nostro, tra l’altro composto in stragrande maggioranza da donne, e anche questo è un fattore di grande interesse da non sottovalutare.

Detto questo mi permetto di esporre alcune personali considerazioni, naturalmente maturate sulle conoscenze, forse limitate, che ho potuto dedurre dalla stampa e dai social-media, credo sia doveroso da parte di uno degli ultimi protagonisti (spero proprio non l’ultimo) dell’apertura della biblioteca quasi 57 anni fa, in una sala dell’attuale Municipio, alla presenza del vero fondatore della stessa, cioè il compianto Sindaco Socrate Sandri , e del Sovrintendente Bibliotecario prof. Luigi Balsamo che alcuni anni dopo sarà mio maestro al master in Biblioteconomia e Archivistica presso l’Università di Bologna. A quei tempi non erano molti i piccoli comuni che possedevano una biblioteca e questo va ancora più ad onore dell’opera del Sindaco Sandri che sempre in quegli anni aveva dato impulso alla scolarizzazione con l’apertura della Scuola di Avviamento Professionale di tipo Agrario (1957) e alla istituzione della Scuola Media (1959).

La Biblioteca in questione per me fu fondamentale per allargare gli orizzonti della mia formazione ginnasiale e delle mie ricerche oltre i libri di testo, e credo che molte generazioni di giovani studenti berresi ne abbiano tratto utile beneficio.

Intitolare una istituzione ad una figura riconosciuta importante nell’ambito di una realtà locale è un atto serio e che merita la massima meditazione, deve essere una figura da proporre ad esempio alle giovani generazioni, e trattandosi di una istituzione culturale dovrebbe avere illustrato gli studi e le ricerche a livello locale o universale.

In questo modo, a mio avviso, non è il caso di dedicare la biblioteca a figure di politici o a protagonisti di sia pure importanti avvenimenti storici, i martiri di Ponte Albersano o i giovani assassinati sul cimitero il 3 dicembre 1944, al di là dei meriti storici e umani indiscussi, meritano luoghi del ricordo più appropriati e puntuali , come monumenti, vie, piazze, memorial, espressamente dedicati (c’è una via che ricorda la data del 3 dicembre e niente più) quindi penso che siano altre le iniziative per riuscire ad esaltare i due avvenimenti che io ho sempre considerato le colonne identitarie della nostra comunità.

Discorso analogo vale per il più giovane partigiano martirizzato dalla ferocia nazifascista, Antonio Fogagnolo, povero ragazzo simbolo dell’eroismo di una intera comunità, o, per cambiare registro, vale, secondo la mia impostazione, anche per il fondatore della biblioteca, cioè il Sindaco Sandri.

Un settore che andrebbe esplorato è quello di uomini e donne di Berra che abbiano lasciato un segno nel panorama culturale della comunità. Personalmente non posso non citare il Preside Orfeo Serafini, so che in questo modo suscito l’imbarazzo di Cristiana, ma credo che in questa serie di analisi non sia giusto dimenticarci di una persona così importante. Egli fu un educatore rigoroso e preparato, ricordato da tutti i giovani berresi di circa due generazioni , nonché uno degli artefici dei successi dei suoi ragazzi nella trasmissione televisiva “Chissà chi lo sa”.

Se vogliamo restare in ambito locale a me vengono in mente Edpas, lo pseudonimo sotto il quale scriveva le sue poesie il nostro Edgardo Pasquali, oppure Severino Peron, raffinato cantore del Po e organizzatore indefesso di iniziative di divulgazione culturale come “La Vecia” o raccoglitore scrupoloso di memorie della civiltà contadina che dovrebbero essere esposte nel museo “La Tratta” di Copparo, anche se non ho ben presente come funzioni questa struttura. Forse ciascuno di noi, sulla base della propria esperienza personale, potrà pensare ad altre figure, insegnanti, medici, professionisti, sul momento non ho presente nessuno che possa avere la adeguata rappresentatività.

E perché non proprio i “Ragazzi di Chissà chi lo sa”, sono ancora molti i nostri concittadini che ricordano con orgoglio i successi televisivi dei giovani rappresentanti della nostra scuola media, che più di 50 anni fa suscitarono ammirazione per la loro lunga resistenza vittoriosa in una trasmissione dove si confrontavano scuole di centri urbani ben più blasonate della nostra piccola entità di campagna, mesi e mesi di successi che suscitarono il compiacimento anche di tutti gli ex berresi emigrati nei centri del nord ovest industriale, esaltarono il nostro comune e molti centri contermini del basso ferrarese, suscitarono entusiasmo senza fine. Se chiediamo in giro troveremo sicuramente ancora qualcuno che riempiva la piazza fino a notte tarda, in attesa del pullman che a metà settimana ritornava da Milano riportando i nostri ragazzi dalla registrazione della trasmissione, e, in epoca di difficili comunicazioni riservate ai telefoni fissi, magari ancora a gettoni, voleva sapere in anticipo se avessimo vinto ancora una volta e così da avvisare amici e parenti lontani di non mancare il sabato successivo di guardare in TV (era ancora in bianco e nero) i nostri eroi.

Se non volessimo individuare nomi e personaggi locali, perché di poco richiamo e noti solo a noi, dobbiamo rivolgerci al panorama della letteratura e delle arti nazionale o internazionale, e qui il campo è pressoché infinito, e tutti i nomi che verranno proposti sono sicuramente meritevoli della massima attenzione, per cui ci sarà qualcuno che ama la poesia di Alda Merini, e come dire no ad una delle più sensibili e tormentate esponenti della poesia italiana del ‘900, ma altri potranno amare più la poesia di Mario Luzi o la prosa di Elsa Morante o la fantasia coltissima di Umberto Eco (guarda caso legata ad una biblioteca, quella dei monaci assassini del Nome della Rosa).

Certo che sarebbe interessante se si potesse scegliere un nome di respiro nazionale e internazionale che avesse avuto rapporti di lavoro con la nostra terra, che fosse mai stato a Berra almeno una volta in vita sua, e per il quale la nostra piccola patria avesse potuto contribuire alla sua creazione artistica, devono aver pensato questo i vicini comuni di Codigoro che ha dedicato la Biblioteca al Giorgio Bassani dell’Airone o

quelli di Ostellato che ha voluto rimarcare le ispirazioni padane e vallive dei film di Mario Soldati, senza parlare dei nostri concittadini di Ro, per i quali è stato gioco forza ispirarsi a Riccardo Bacchelli che li ha resi famosi in eterno (per la verità con citazioni che passando per Cologna, Fossasamba, arrivano fino ad Ariano).

Se le cose stanno così, per restare alla attività artistica del secondo novecento, a me viene in mente l’opera cinematografica del ferrarese Massimo Sani che nel 1974/75 girò un lungo docufilm “le Terre del Delta” che prende l’avvio proprio dall’allora Bar Centrale di Berra e ricrea in maniera unica l’atmosfera dell’eccidio di ponte Albersano.

Al tragico avvenimento del 1901, che in qualche modo non ci lascia mai e che ci ricorda, anche se non volessimo, le nostre origini umili, ma profondamente consapevoli della nostra dignità di uomini liberi, è dedicato uno dei capolavori pittorici dell’artista milanese Ernesto Treccani, infatti nel 1974, dopo un lungo soggiorno tra Berra e Serravalle su invito del Sindaco Sandri, egli realizzò e donò all’amministrazione comunale, il quadro che riempie coi suoi colori e la sua poesia la sala consigliare del nostro Municipio. E fu proprio sotto quel capolavoro che poco più di vent’anni dopo il consiglio comunale volle conferire al pittore la cittadinanza onoraria, profondamente consapevole che proprio grazie a Treccani anche Berra aveva un posto, per quanto modesto, nella storia dell’arte italiana.

Infine non posso non ricordare i soggiorni berresi del regista, scrittore, documentarista Folco Quilici, ferrarese di nascita, ma riconosciuto come uno degli ultimi grandi esploratori mondiali, cantore dei mari del sud, ma anche raffinato poeta dell’Italia vista dal cielo, che si compiacque molto dell’invito dell’allora amministrazione a festeggiare a Berra nel 2010 il suo 80° compleanno, seguita da una cena al ristorante della Sagra del Bruscandolo. Nel suo film “le ali del Delta” uno scorcio del Po è ripreso proprio a volo d’uccello dalla corrente del fiume fino sulla cima dell’inconfondibile campanile della nostra chiesa, e per chi guarda con attenzione la sua storia d’Italia girata per l’Istituto Luce, nel capitolo dedicato alla scolarizzazione dopo l’unità del paese, l’ambientazione è fornita dalla ricostruzione di una vecchia aula scolastica con gli arredi originali raccolti da Severino Peron che fu ben orgoglioso che la sua opera di ricerca potesse essere immortalata da tanto regista

Per ora non riesco a trovare altri spunti di ispirazione, ma i ragionamenti che ho ripreso sulla biblioteca mi portano a sperare che, rinominata e rilanciata dalla attività dei suoi lettori, e nella speranza di un rapido superamento delle ristrettezze di rapporti in tempo di Covid, si possa ritornare ad operare nella pienezza del lavoro dello strumento per antonomasia della democrazia che una biblioteca (cosi come la scuola, i musei, i cinema, i teatri) ha sempre rappresentato, e per restare a Berra, possa essere l’organo propulsore di iniziative formative locali. La nostra piccola patria ha bisogno di uno strumento per il lancio di idee e di proposte, ha bisogno di coltivare tra i giovani la voglia dello studio e della ricerca, di sentirsi protagonista nella conservazione dello spirito di identità che ha sempre animato la nostra comunità. A questo scopo mi piacerebbe molto che potesse essere la base di lavoro insieme agli enti promotori, cioè Legacoop Estense e cooperativa CIDAS, in stretto collegamento con la nostra Università, della Borsa di Studio intestata alla memoria di Daniele Curina, guarda caso uno dei “ Ragazzi di Chissà chi lo sa”.

Per ora non aggiungo altro, spero che il tempo ci aiuti e ci dia ragione

Diego Cavallina – Febbraio 2021

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