CASTEGUGLIELMO (RO) – L’ADL COBAS HA MANIFESTATO STAMANE 28 GENNAIO DAVANTI AL CAPANNONE AMAZON CONTESTANDO ALLA NOTA AZIENDA IL LICENZIAMENTO DI 400 DEI 900 LAVORATORI DIPENDENTI ASSUNTI POCHI MESI FA – ERANO TUTTI A TEMPO DETERMINATO

Amazon Questa mattina, giovedì 28 gennaio, l’Adl Cobas ha manifestato davanti ai capannoni Amazon di Castelguglielmo in provincia di Rovigo, che tanto sta facendo discutere, nonostante la sua recente apertura. Il motivo della manifestazione è legato al fatto che l’azienda non ha rinnovato il contratto alla metà dei dipendenti che erano stati assunti a tempo determinato, creando non pochi disagi.

Nonostante i contratti fossero appunto a tempo determinato, cioè a scadenza datata, l’aspettativa era tanta, perché queste erano le premesse, e quindi tutti pensavano (e speravano) in una nuova assunzione.

Duro il commento dell’associazione, promotrice della manifestazione. “Apprendiamo che dall’inizio di gennaio Amazon ha licenziato quasi la metà dei lavoratori, circa 400 su 900. Persone con contratti a tempo determinato, il cui mancato rinnovo è stato comunicato a molti telefonicamente, dopo l’ultimo turno di lavoro”. 

L’Adl Cobas rivendica l’importanza dei diritti e della salute sul posto di lavoro, come dicevano gli striscioni esposti durante la manifestazione. “Centinaia di persone – si legge nella nota dei sindacati – sottoposte ad una precarietà estrema che li rende particolarmente ricattabili, anche a causa dei forti disagi dovuti alla mancanza di alloggi per chi arriva da fuori provincia. Amazon afferma che i 900 posti di lavoro a tempo indeterminato saranno creati entro 3 anni, e dalle informazioni che trapelano è evidente che i processi di selezione sono e saranno spietati”.

E poi ancora. “Amministrazioni e politici del territorio, affiancati dai sindacati confederali, hanno esaltato l’arrivo di Amazon come una manna caduta dal cielo. Ma non si metteva in conto lo scenario di grave crisi in cui oltre 200 aziende chiudono ogni giorno, anche per effetto di mega strutture come queste. Numeri, e non persone, dentro enormi edifici in mezzo al nulla, insieme ad aziende con il proprio indotto che spariscono, bruciando migliaia di posti di lavoro: una realtà che il nostro territorio non merita”.

(d.red.)

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