SERRAVALLE – ALLARME SICCITA’ – LA MANCANZA DI PIOGGE METTE A RISCHIO ALMENO UN TERZO DELLA PRODUZIONE AGRICOLA NAZIONALE – LE PREOCCUPAZIONI DI GIAMPAOLO CENACCHI (SEZIONE RISO DI CONFAGRICOLTURA)

Serravalle – La siccità nel bacino del Po minaccia oltre 1/3 della produzione agricola nazionale. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’Sos lanciato dall’Osservatorio sulle crisi idriche riunitosi in seno all’Autorità distrettuale del Fiume Po-Ministero transizione ecologica, secondo il quale la situazione peggiora ed è grave con fino al 40% di portata in meno nelle sezioni esaminate del fiume e fino al 60% in meno negli affluenti.

Un allarme lanciato anche da Giampaolo Cenacchi, presidente provinciale e regionale e vice presidente nazionale della Sezione Riso di Confagricoltura, nonché titolare, assieme al fratello Riccardo, dell’omonima azienda agricola, che da decenni produce riso a Serravalle.

“Siamo preoccupati, molto preoccupati – dice Cenacchi – troppo tempo senza piovere sta mettendo in crisi le colture di granturco. Costi di irrigazione, solitamente non necessari in questo periodo, e altre problematiche, stanno facendo salire i costi del granturco a livelli mai visti. E se proseguiamo così sono destinati ancora a crescere: non è da escludere che al consumatore il prezzo arrivi anche a 50 euro al quintale, contro i 20/25 euro di qualche mese fa”.

Nella Pianura Padana le coltivazioni seminate in autunno iniziano ora la fase di accrescimento che rischia di essere compromessa dalla siccità. Dall’altra parte nei prossimi giorni partiranno le lavorazioni per la semina del mais, ma con i terreni aridi e duri le operazioni potrebbero essere più che problematiche.

“La posizione geografica – spiega ancora Cenacchi – cioè inseriti nel delta del Po, dove ancora di acqua ce n’è, ci permette di attingere acqua dai canali, che quest’anno, vista la situazione, il Consorzio di Bonifica ci ha permesso di anticipare, con un aumento di spesa adeguato”.

La siccità sta preoccupando anche per la risicoltura, piantagione molto diffusa in questa zona del ferrarese. “A metà di aprile dovremmo iniziare con gli invasi – riprende Cenacchi – e se la situazione non migliora, cioè inizia a piovere, ci troveremo in forte difficoltà”.

Al nord il fiume Po in secca al Ponte della Becca (Pavia) è sceso a -3,11 metri, più basso che a Ferragosto. Ma a preoccupare è anche l’innalzamento dei livelli del mare con l’acqua salata che sta già penetrando nell’entroterra bruciando le coltivazioni nei campi e spingendo all’abbandono l’attività agricola.

“La risalita del cuneo salino, ossia l’infiltrazione di acqua salata lungo i corsi dei fiumi, rende inutilizzabili le risorse idriche e gli stessi terreni con uno scenario che – sottolinea Cenacchi – è più che preoccupante per l’economia agricola di buona parte d’Italia compresa proprio la valle del Po. Le risaie, proprio perché rappresentano contenitori enormi di acqua, possono contrastare questo fenomeno. Ma se non vi è acqua disponibile questo contrasto può venire a meno. Va anche ricordato che se il cuneo salino avanza, compromette qualsiasi tipo di piantagione, perché l’acqua salata rappresenta un “ottimo diserbante”, che distrugge tutto quello che trova”.

L’acqua salata è più pesante di quella dolce, quindi resta sul fondo e crea nell’alveo questa specie di cuneo che viene definito “salino”. Se la portata del fiume si abbassa, il cuneo risale, cioè si spinge verso l’entroterra. Un precedente gravissimo nel 2006, quando il cuneo salino risalì di 30 chilometri per ben 50 giorni. Condizioni climatiche come oggi, cioè zero precipitazioni, peggiorano la situazione.

Con queste siccità, ma anche oervrisiarmiatr acqua, da un po di tempo si sta pensando alla piantagiine del riso a secco. “Piantare il riso in terreni asciutti – spiega Cenacchi – per poi irrigare strada facendo, proprio come si fa con le colture di tutti i cereali. Così facendo si risparmierebbe molta acqua. Ritengo che oltre a essere una probabile soluzione in caso di emergenza – conclude Cenacchi – possa essere la soluzione per il futuro, perché i cambiamenti climatici ci mettono di fronte alla scarsità di acqua, sempre più accentuata ogni anno, proprio nei periodi che l’acqua serve”.

(d.m.b.)

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