Una nuova missione archeologica per riscoprire la città etrusca di Spina

Il progetto si chiama EOS – Etruscans On the Sea, è guidato dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna e punta a far tornare alla luce in tutta la sua estensione l’antico centro che dominava il mare Adriatico e aveva rapporti privilegiati con la Grecia

Tre settimane di indagini archeologiche nelle valli attorno a Spina per riscoprire il tessuto urbano dell’antica città etrusca che dominava il mare Adriatico e aveva rapporti privilegiati con la Grecia. È la prima tappa del nuovo progetto EOS – Etruscans On the Sea, guidato dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna.

Situato nel Delta del Po, l’antico centro etrusco di Spina è rimasto sommerso per secoli nelle lagune. Poi, in seguito alle bonifiche che sono state realizzate in quella zona fra gli anni Venti e Sessanta del secolo scorso, sono venute alla luce vaste e ricche necropoli, insieme a parti dell’abitato: è stata una delle scoperte più importanti per l’archeologia italiana del Novecento.

“Obiettivo primario di questa nuova missione archeologica è la comprensione dell’articolazione dell’antica città portuale di Spina, di cui oggi sappiamo ancora poco, a partire dalla localizzazione del porto e degli edifici sacri”, spiega la professoressa Elisabetta Govi, titolare della cattedra di Etruscologia dell’Alma Mater e direttrice della missione. “I dati raccolti consentiranno di programmare nuove attività di ricerca in aree mirate: questa è infatti solo la prima tappa, mentre un secondo intervento è già in programma per il prossimo inverno”.

In questa prima campagna archeologica saranno infatti realizzate indagini preliminari e propedeutiche allo scavo vero e proprio, possibili grazie alla concessione di indagine autorizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

“Queste indagini permetteranno di individuare tracce di strutture sepolte all’interno di un’area vastissima, ampia circa 28 chilometri quadrati”, dice il professor Andrea Gaucci, che coordina la missione sul campo. “Saranno realizzate ricognizioni sui campi con percorsi all’interno di griglie rigide, un’indagine geofisica e l’acquisizione di fotografie multispettrali attraverso l’utilizzo di droni: metodi oggi imprescindibili all’interno della più aggiornata ricerca archeologica”.

Le operazioni sono realizzate in collaborazione con il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara e con l’Università di Ferrara. La missione coinvolge ricercatori e tecnici di laboratorio, assegnisti di ricerca, dottorandi, allievi della scuola di specializzazione in Beni archeologici e studenti del corso di laurea magistrale in Archeologia e culture del mondo antico dell’Alma Mater.

L’Università di Bologna ha una lunga tradizione di studi e ricerche nelle valli di Comacchio: dall’opera di Nereo Alfieri, prima direttore del Museo di Ferrara e poi professore di Topografia antica all’Alma Mater, fino alla recente impresa di studio e di edizione delle 1.215 tombe della necropoli di Valle Trebba, progetto avviato dalla Cattedra di Etruscologia sotto il coordinamento del professor Giuseppe Sassatelli e continuato da Elisabetta Govi.

Un impegno che prosegue ora con il progetto EOS – Etruscans On the Sea, che punta a far tornare alla luce in tutta la sua estensione l’antica città etrusca di Spina. L’iniziativa nasce all’interno di VALUE – enVironmental And cuLtUral hEritage development, progetto europeo Interreg che coinvolge cinque partner italiani (il Comune di Comacchio in qualità di capofila, la Regione Veneto, la Regione Emilia-Romagna, il Parco del Delta del Po regionale del Veneto e l’agenzia di sviluppo territoriale DELTA 2000) e tre partner croati (i comuni di Kastela, Korcula e Cres).

(unibo)

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