GUARDA – LE EX-SCUOLE COMUNALI, RISTRUTTURATE A META’, HANNO TROVATO FORSE UNA DESTINAZIONE – CHE NON PIACE AI RESIDENTI…

Guarda – C’è uno stabile tutto vuoto, metà ristrutturato e metà da ristrutturare, fermo con i lavori da un po’ di tempo ma con un cammino già predestinato. Si tratta dello stabile che un tempo ospitava le scuole a Guarda. È di questi giorni una delibera della Giunta Zamboni di Riva del Po che sancisce il rientro definitivo e ufficiale in proprietà delle ex scuole.

Uno stabile che, dopo anni di abbandono, ha subito non poche vicessitudini, entrando anche nel giro virtuoso del panorama nazional-regionale.

Dopo la rinuncia da parte della Fondazione Braghini & Rossetti all’uso dello stabile per l’impossibilità di procedere alla realizzazione del progetto originario, lo stabile era ritornato a disposizione dell’allora comune di Ro.

Il sindaco Giannini, ripensando al sistema dei servizi territoriali, lo aveva ricollocato immediatamente, pensando ad un progetto che lo vedeva diventare un laboratorio di innovazione sociale. “Mai + soli: Minori e Anziani Insieme” era il progetto pensato ad “hoc”. Un coinvolgimento totale da parte di tutto il territorio, da parte di tutti gli enti. “Un quèl da sc’iopatesta”; morale: lo stabile, parzialmente ristrutturato, è lì che aspetta.

Le buone prospettive della Giunta Giannini verranno riprese, ricalcate e portate a termine dalla Giunta Zamboni, come annuncia lo stesso sindaco. “Il progetto Mai + Soli” procede;  bisognerà solamente attuare il percorso già scritto e codificato”.

Come già detto un progetto ambizioso, condiviso con l’Unione Terre e Fiumi e il Comitato di coordinamento Area Interna Basso Ferrarese per la Strategia Nazionale dell’Area Interna Basso Ferrarese, individuando nell’Azienda Speciale dei Servizi Sociali e socio sanitari dell’Unione Terre e Fiumi, l’Assp, il soggetto attuatore in grado di analizzare i fabbisogni sociali e progettare i servizi innovativi di welfare sul Territorio dell’Unione.

I cittadini di Guarda però di questo progetto non ne vogliono parlare e chi lo fa, lo fa male. “Speravamo in un qualcosa che potesse rimanere a disposizione della nostra piccola comunità ed invece sarà utilizzato per “scopi politici” – è il commento unanime dei pochi che esprimono il loro pensiero – era nato come stabile “di cultura” locale ma morirà come stabile per gli altri”.

(l.c.)

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