venerdì, Giugno 14, 2024
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BERRA – OGGI VENERDI’ 27 OTTOBRE SONO 20 ANNI DALLA SCOMPARSA DI EDPAS AL SECOLO EDGARDO PASQUALI – NOSTRO CANTORE LOCALE BERRESE – LUI NON C’E’ PIU’ MA CON NOI E’ RIMASTO IL SUO SPIRITO

EDGARDO PASQUALI

Berra – Oggi, venerdì 27 ottobre sono 20 anni dalla scomparsa di Edpas, al secolo Edgardo Pasquali, nostro cantore locale berrese.

E un ricordo glielo dobbiamo, per lo meno lo ritiene la scrivente che alle sue poesie è sempre stata affezionata, che alle sue poesie deve la conoscenza della poesia dialettale. Nel lontano 1978 usciva un timido librettino “Vecia Bera e No, Brisa…” sua opera prima. Racchiude ricordi di ieri, un po’ fantastici un po’ reali, ricordi in versi ma anche in prosa, in un linguaggio semplice, ma profondo, che esterna ciò che l’autore “avverte dentro di sé” come lui stesso diceva. Da questa prima raccolta all’ultima che si intitola “Sgantina e Rizzò su j sponde dal Po” edita dall’assessorato alla cultura del Comune di Occhiobello, sono otto i volumetti che del nostro Edpas ci rimangono e che racchiudono liriche e pensieri che trattano della quotidianità, delle piccole cose di pascoliana memoria, del vivere di ogni giorno, del randagio che attraversa la piazza a temi importanti come il perdono e l’amicizia, dai fuochi di San Rocco al ricordo accorato per la madre.

Edpas non ha scuola alle spalle, è un autodidatta, il suo scrivere è estemporaneo, nasce dall’esigenza di mettere su carta i pensieri che lo attraversano, metterli su carta nella lingua che conosce meglio, che gli è più vicina: il dialetto. Una lingua, il dialetto, che non sminuisce i temi trattati, ma li rende, forse, ancora più comprensibili perché davvero inseriti nella nostra realtà locale. Vi trascrivo, come esempio della profondità del suo sentire, una strofa di “No, brisa…”: che rimane un augurio per tutti i giovani da qui e sempre.

Fjol, no, brisa…far fogaròla, a t’ha d’andar a sscòla, avèr voja da
studiar; – a t’al dìgh mì – c’a sson restà un ssumàr; un ssumàr ch’rasòna
e ch’ha capì che senza studi, un òm al resta lì: al pòl avèr tut quèl c’àl
vòl… ma quant arèv’l’avù… s’l’éss-a-studià un puchinin a-d più?

(CS)

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