Ro Ferrarese: Il mostro viene dall’acqua…

Questo schizzo riproduce l’orma della mano dell’umanoide trovata il 5-8-1988. Dai calchi in possesso dell’Usac le mani dell’umanoide sembrerebbro palmate, quindi adibite appositamente al nuovo e, conseguentemente, appartenenti ad un essere anfibio.

Un mistero nelle campagne ferraresi
Il mostro viene dall’acqua
di Marco Mariotti

Lo hanno avvistato alcuni abitanti delle rive del Po: ha occhi gialli, pelle squamosa verdastra, probabilmente anfibio.

E’ notte. State tornando a casa. Improvvisamente due occhi gialli, fosforescenti con pupille rosse verticali vi scrutano malignamente. Mulinate le braccia per scacciare l’orrenda visione, ma le vostre mani si imbattono in una pelle squamosa e verdastra, mentre sei dita artigliate di quasi mezzo metro di lunghezza vi serrano la gola.

Cattiva digestione? Un brutto sogno? No, molto più semplicemente vi siete imbattuti nella creatura anfibia, l’alieno se volete, il mostro che da alcuni mesi tiene col fiato sospeso gli abitanti della campagna ferrarese e rodigina, a cavallo del Po.

Fra i tanti immancabili scettici c’è chi ha preso questa vicenda molto seriamente, e da mesi sta portando avanti un duro ed impegnativo lavoro di ricerca, che ha portato al reperimento di numerosi elementi. Si tratta del Gruppo Usac, il centro di studi ufologici diretto dal prof. Sebastiano di Gennaro, che ha raccolto calchi, peli ed una serie di escrementi da libro dei primati per spessore e misura.

“E’ vero – dice Di gennaro – abbiamo rinvenuto centinaia di tracce, orme di piedi di diversa misura, ma che hanno un fattore comune: tre dita munite di unghie. Inoltre sono state numerosissime le località, a volte anche molto lontane tra loro, da Ro Ferrarese a Cologna, da Budrio a Polesella, protagoniste del ritrovamento di orme, di apparizioni di esseri mostruosi coperti di squame, che hanno lasciato dietro di sé impronte di mani palmate”. E come mai questo silenzio da parte delle autorità?
Una cosa è certa – afferma il presidente dell’Usac – se le autorità competenti collaborassero con i gruppi civili di ufologia, forse tanti misteri potrebbero avere una spiegazione scientifica, ed anche no”
Non è facile nascondere un certo scetticismo davanti a queste affermazioni, ma Di Gennaro non molla.
“I segni ci sono, ma occorre saperli interpretare. D’altra parte come si può pensare ad un buontempone che scorrazzi nel Ferrarese, nel Bolognese e nel Polesine, lanciando urla bestiali, provocando l’innalzamento del livello dell’acqua dei canali, seccando la vegetazione e lasciando impronte come quelle che abbiamo recuperato?”

Stefano Baratella è il giovane di Frassinelle, vicino a Rovigo, che per primo avrebbe avuto sentore della presenza di “uno strano essere verdastro e squamoso”. Ma ci sono anche altri personaggi che battono la campagna alla ricerca della tana del mostro: da Arnoldo Melli a Giovanni Mantovani, Angelo Fiacchi ed altri ancora, che di giorno e di notte, col sole o con la pioggia, sono sempre pronti a raccogliere il grido: “L’ho visto!”.

Intanto fra i tanti dati raccolti, uno sembra decisamente certo, e cioè che al simpatico anfibio, al quale auguriamo in ogni caso di conservare la sua “privacy”, il freddo non piace. Dopo il clamore dell’estate, infatti, il gelo invernale sembra averlo convinto ad emigarare verso altri lidi, ma non siatene certi: stanotte, rientra guardatevi alle spalle, forse il mostro è proprio lì che aspetta voi.ndo a casa,

(tratto da “La nuova Piazza”, 23.12.1988)

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