RO – IL G.A.F. (GRUPPO ARCHEOLOGICO FERRARESE) E’ MOLTO ATTIVO NELLE NOSTRE ZONE ED HA EFFETTUATO VARIE SCOPERTE – SI PROPONE ORA UNA STRUTTURA MUSEALE ADEGUATA AD OSPITARE IL MATERIALE DI QUESTI RITROVAMENTI

DAL SITO UFFICIALE DEL G.A.F.

Ro – Il Gruppo Archeologico FerrareseAPS è un’ Associazione di Promozione Sociale, senza scopo di lucro, attiva nella città di Ferrara dal 1980 e affiliata ai Gruppi Archeologici d’Italia dal 1999.

Le finalità statutarie del GAF sono:
• Collaborare con le Istituzioni preposte per assicurare la tutela e la valorizzazione di aree archeologiche, raccolte e complessi museali, monumenti e beni ambientali, anche attraverso la loro manutenzione e gestione da parte dell’Associazione.
• Gestire e promuovere campi archeologici, esposizioni, mostre, convegni, iniziative di studio e di ricerca e manifestazioni per favorire la più larga partecipazione dei cittadini alla conoscenza e alla valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale.
• Favorire, promuovere e organizzare iniziative di turismo sociale e giovanile nel campo dei Beni Culturali e Ambientali.
• Promuovere la fruizione, da parte dei cittadini, dei Beni culturali e Ambientali oggetto dell’attività dell’Associazione tramite mostre, esposizioni, convegni e conferenze.
• Favorire e promuovere nel mondo della scuola attività didattiche e di sensibilizzazione nel campo dei Beni Culturali ed Ambientali, per far crescere nei giovani il senso di responsabilità verso la tutela del patrimonio.

Le campagne scavo: il 2019 ha portato alla scoperta nell’alveo del canale Naviglio di un edificio ecclesiastico a tre navate con abside poligonale, affiancata da 12 sepolture a inumazione che hanno consentito la datazione al V – VII secolo; le indagini del 2020, nella campagna poco distante, hanno portato alla luce la San Venanzio 2 ad aula unica, frutto di un trasferimento del culto legato a una modificazione del corso del canale. E, infine, scavi attuali, finalizzati a individuare l’angolo di chiusura della prima San Venanzio, hanno rivelato una struttura possente, affiancata da sepolture, che si può ipotizzare essere una San Venanzio 3: gli studi e le analisi con il Carbonio 14 potranno contribuire a datare questa eccezionale scoperta, sicuramente precedente alla costruzione della chiesa del 1636. Gli scavi sono iniziati con il prosciugamento del canale Naviglio che ha permesso di ritrovare la più antica pieve, poi quelli svolti 500 metri più a nord, che hanno rivelato l’intero perimetro di un nuovo edificio, e infine questa ultima avventura archeologica per chiarire la planimetria di San Venanzio 1, che ha aperto un nuovo squarcio sulla vita del territorio.

Dopo il ritrovamento della prima sepoltura è stato possibile individuare ben 12 tombe, la cui stratificazione e conformazione ha dimostrato l’esistenza di più di livelli di occupazione da parte di persone che hanno continuato a frequentare l’area di culto. È poi emerso un muro di fondazione che lascia pensare ad una chiesa a tre navate disposta sempre con abside rivolta verso est.

A Ro un deposito custodisce un gran numero di ritrovamenti ed è visitabile previo appuntamento con i volontari.
L’attività di questo Gruppo, apprezzata in tutta la provincia, non ha sosta e sta contribuendo a riscrivere i libri di storia. Ma qualcosa manca. Da ormai molti anni il Gruppo Archeologico Ferrarese ha proposto agli amministratori che si sono succeduti a Ro prima ed a Riva del Po ora la realizzazione di un Antiquarium ovvero di una struttura di tipo museale che di norma sorge in via provvisoria in relazione a siti archeologici di una certa rilevanza, in quanto permette di ospitare i reperti più importanti rinvenuti sul posto e consentirne la fruibilità in attesa della loro definitiva catalogazione ed esposizione nei musei a cui sono destinati per l’esposizione definitiva.

Tuttavia oggi l’antiquarium ha avuto uno sviluppo proprio e sempre più si sta valutando l’ipotesi di rendere gli antiquaria delle strutture stabili, a causa della nuova propensione al “museo diffuso”, che permette di vedere i reperti in relazione con il loro luogo di rinvenimento. Di certo nel nostro territorio non mancano gli immobili comunali che potrebbero essere adibiti e di sicuro un museo archeologico di questa portata permetterebbe al nostro territorio di qualificarsi e di creare un elemento identificativo e catalizzante anche per le realtà limitrofe.

Fino ad oggi la politica locale non ha dato riscontro ma si spera sempre che domani sia un altro giorno. Intanto complimenti a questi Volontari per la loro professionalità passione e abnegazione.

DALLA PAGINA FACEBOOK DI DANIELA SIMONI, CONSIGLIERE COMUNALE DI RIVA DEL PO (GENTE DI RIVA DEL PO)

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