SERRAVALLE – LE PAROLE DEL SINDACO ZAMBONI SULLA RIAPERTURA DELLE SCUOLE DI SERRAVALLE HANNO IRRITATO DANIELA SIMONI (CONSIGLIERA DI MINORANZA) CHE AFFERMA TRA L’ALTRO: IL COMUNE DI RIVA NON E’ APPETIBILE PER LE FAMIGLIE PRIVO COM’E’ DI SERVIZI…

Serravalle – Le pubbliche dichiarazioni del sindaco di Riva del Po Andrea Zamboni in merito alla richiesta di riapertura del plesso scolastico di Serravalle sono state chiare: “Se ci fosse la necessità sarei io il primo ad aprire la scuola di Serravalle”.

Dichiarazioni che hanno scaturito la replica immediata dell’assessore di minoranza Daniela Simoni (Gente di Riva del Po).

“Duole leggere che il sindaco di Riva del Po riduce la richiesta dei cittadini e delle minoranze, di riapertura dell’edificio scolastico di Serravalle, ad una sterile e banale polemica politica del passato da parte di coloro che “continuano a guardare indietro distogliendo lo sguardo dal vero problema di Riva del Po” – scrive la consigliera – Lui ritiene di risolvere la crisi demografica e l’abbandono scolastico attraverso lo strumento del Patto Educativo di Comunità (P.E.C.O.): ovvero finanziamento regionale volto alla realizzazione di laboratori creativi e attività di supporto gratuite alle attività scolastiche e possibilità di usufruire della presenza di un’educatrice esperta durante le ore di lezione della Scuola Secondaria di I Grado, per un supporto educativo-didattico individuale o per piccoli gruppi. A mio modesto avviso il primo cittadino è, dopo questa affermazione, palesemente scollegato dal contesto comunitario che intende governare.

La riapertura del plesso di Serravalle, lo ripeto ancora una volta, doveva essere intesa in un quadro complessivo di riorganizzazione della popolazione in età scolare, difficile sostenere che la bella villa di Berra possa avere le caratteristiche previste dalla normativa sull’edilizia scolastica, tanto per fare un esempio, badando, a ricaduta, a rivitalizzare località che si stanno esaurendo in numeri ed in risorse.

Direi che la situazione è molto più complessa e pure complicata da poterla risolvere attraverso un laboratorio didattico. Il vero problema – conclude Simoni – visto che su questo il primo cittadino vuole appuntare l’attenzione, è che il nostro nuovo Comune non è appetibile per gli insediamenti familiari: un territorio completamente privo di servizi, di infrastrutture, di progettualità e di opportunità non può essere interessante per nessuna forma vivente”.

(d.m.b.)

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